Corruzione Camorra

Blindati. Si aspetta (e spera) il Parlamento.

Come agisce la Corruzione: Rolex, commissari, Agenzia delle Entrate e Consiglieri regionali.


Questo articolo è scritto dall’Associazione Ok Parliamone in collaborazione con Luigi Leonardi.


Caso Cesaro e Pentangelo: le Camere di appartenenza devono votare l’autorizzazione a procedere, siamo alle solite.

Torniamo sul caso che ha visto coinvolti due Parlamentari in un’indagine per Camorra. Il G.I.P. (Giudice per le indagini preliminari) ha emanato un’ordinanza cautelare indirizzata a nove persone, una di queste componente della Commissione Parlamentare Antimafia. Del caso abbiamo parlato in un precedente articolo (puoi leggere l’articolo qui), ma ecco che cosa è successo nel dettaglio.

Blindati dall’autorizzazione a procedere delle Camere di appartenenza, alle quali è stata fatta richiesta a seguito dell’ordinanza cautelare per la misura degli arresti domiciliari. I due parlamentari sono  il Senatore della Repubblica Luigi Cesaro, in quota Forza Italia, meglio conosciuto come “Giggino ‘a purpetta” o autista di Cutolo (Raffaele Cutolo: fondatore della Nuova Camorra Organizzata) e l’Onorevole Antonio Pentangelo, anch’esso in quota Forza Italia, attendono a casa loro la prosecuzione del procedimento penale, mentre percepiscono il loro stipendio di Parlamentari da cittadini liberi.

Per gli altri 7 “comuni cittadini”, accusati a vario titolo di corruzionefalso ideologico in atto pubblico e rivelazione di segreto di ufficio,  i provvedimenti cautelari emessi a seguito dell’operazione “Olimpo 3”, condotta dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza coordinate dalla Procura di Torre Annunziata,  sono arrivate le misure cautelari degli arresti domiciliari, senza dover “passare” per qualche autorizzazione.

Gli altri 7 destinatari di tali misure sono:

Greco Adolfo, Elefante Antonio, Biondi Maurizio, Campitiello Vincenzo, Ciofalo Marcelo e Colavecchia Vincenzo. 

Soltanto per Rega Angelica Annita è scattata la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Si fa notare che i provvedimenti sono stati emessi dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura, nei confronti di imprenditori, funzionari pubblici e liberi professionisti. Questo a dimostrazione la mafia opera in ogni ramo ed in ogni ambito.

Inoltre, sono state disposte misure cautelari che interessano il sequestro preventivo sulle somme di denaro e di altri beni.

Un intreccio di affari, politica, soldi, scambi di favori, promesse elettorali. Tutto, secondo gli investigatori, ruotava intorno ad un sistema corruttivo e affaristico. A danno dei cittadini aggiungiamo noi.

Gli inquirenti hanno accertato «un ramificato sistema di corruzione di esponenti politici, regionali e nazionali, e di pubblici ufficiali posto in essere da Adolfo Greco, imprenditore stabiese, già destinatario il 5 dicembre del 2018 di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di estorsione aggravata e il 15 gennaio del 2019 di un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso esterno in associazione di stampo mafioso (clan dei casalesi, gruppo Zagaria)».


Prendetevi 5 minuti che vi spieghiamo perché “in Italia le cose non vanno”.


Le attività investigative, svolte anche attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientaliinstallazione di impianti di videoripresaattività di osservazionepedinamento e controllo ed acquisizioni documentali, hanno accertato «la pianificazione e la commissione, ad opera di Greco Adolfo, di una pluralità di reati di corruzione in relazione al progetto di riconversione del complesso industriale dismesso ex CIRIO sito in Castellamare di Stabia».

Nella nota inviata agli organi di informazione, si legge: «Greco, titolare, insieme a Polese Tobia, proprietario dell’hotel “La Sonrisa” di Sant’ Antonio Abate, (di cui in tanti ricordano il boss delle cerimonie), della Polgre Europa 2000 S.r.l. (società in proprietà dell’ex area industriale Cirio), dopo aver presentato al Comune di Castellamare di Stabia, sulla base di una relazione tecnica stilata dall’ingegnere Elefante Antonio (direttore tecnico della società di ingegneria SAEC S.r.l.), un progetto di recupero e riqualificazione dell’area, a seguito del decorso dei termini per l’esame della richiesta, aveva attivato la procedura prevista dall’art. 4 della legge regionale 19/2001 per la nomina di un commissario ad acta che, in sostituzione dell’ente rimasto inerte, avrebbe dovuto provvedere all’istruttoria e all’adozione del provvedimento conclusivo in merito alla richiesta di rilascio del permesso a costruire».

Le indagini «hanno consentito di acclarare che Greco, con la complicità di Polese e di Passarelli Giuseppe, amministratore unico della Passarelli S.p.A., (società che avrebbe dovuto realizzare i lavori), aveva in prima battuta tentato di ottenere la modifica della legge regionale 35/87 (PUT della costiera sorrentina-amalfitana) – ostativa alla realizzazione dell’intervento – accordandosi con il consigliere regionale Mario Casillo, (attuale membro della Commissione Regionale Anticamorra in Campania e capo gruppo del PD in Consiglio Regionale), affinché intervenisse sugli esponenti di tale partito politico per il ritiro dei numerosi emendamenti proposti nel corso dell’iter modificativo della legge. In cambio di tale condotta, il Casillo, con la mediazione di lovino Gennaro, esponente politico stabiese del PD, chiedeva, in relazione a tale progetto di riconversione, l’affidamento dei lavori di impiantistica elettrica ad una ditta dallo stesso indicata».

Tutto fatto in casa, tutti d’accordo e felici insomma, ma le cose non sono andate come avrebbero dovuto…

«A seguito del fallimento di tale iniziale strategia, i medesimi soggetti, d’intesa con il tecnico di fiducia, ingegnere Antonio Elefante, mutavano referente politico e intervenivano sull’assetto normativo vincolistico vigente nella area ex Cirio, ottenendo la modifica della legge Regionale del 2009 ad opera del collegato alla legge di stabilità finanziaria del 2014 (l.r 16/2014 ), che prevede espressamente l’applicabilità delle norme premiali del cd. piano casa ai territori sottoposti ai vincoli di inedificabilità relativa, di natura paesaggistica, imposti dal PUT.

Per la serie: abbiate fede che qualcuno da corrompere lo si trova sempre.

Sulla scorta di tali modifiche normative, Greco Adolfo, in considerazione delle resistenze manifestate dai funzionari dell’UTC del Comune di Castellammare di Stabia, otteneva da Antonio Pentangelo, quale vice Presidente della Provincia di Napolila nomina di un commissario ad acta, nella persona dell’architetto Maurizio Biondi, per il rilascio del permesso a costruire. Secondo gli inquirenti «il commissario Biondi era legato da uno stretto rapporto personale e professionale a Cesaro Luigi e al figlio di questi Armando, attualmente Consigliere regionale con deleghe Bilancio e Finanza, Demanio e Patrimonio, Ambiente, Energia, Protezione Civile, Commissione terra dei fuochi, bonifiche, ecomafie; con cui il Biondi condivideva lo studio professionale.

Quale corrispettivo di tale nomina pilotata, Greco Adolfo e Polese Tobia corrispondevano: a Pentangelo Antonio un orologio marca Rolex di ingente valore economico (chissà che figurone in Commissione Parlamentare Antimafia) ed a Cesaro Luigi la somma in contanti di euro 10.000.

Perfetto, tutto torna e tutti amici.

Greco, inoltre, interveniva sull’imprenditore Imperati Giuseppe affinché questi concedesse in locazione al partito Forza Italia l’immobile sito in Napoli, piazza Bovio n° 8, da adibire a sede del Partito, per un canone pari a 3000 euro in luogo della originaria richiesta di euro 5000 euro, e forniva, altresì, sostegno per la campagna elettorale regionale del 2015 al figlio di Cesaro Luigi.

Ricordiamo:

che i fratelli di Luigi Cesaro furono arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio, minaccia e falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico: tutti reati aggravati dalle finalità mafiose. (qui potete approfondire la notizia); e ricordiamo, inoltre, che Luigi Cesaro, ed il figlio Armando, sono indagati per scambio elettorale politico mafioso insieme a Flora Beneduce, Consigliera in quota Forza Italia (tutto in famiglia quindi), attualmente operante in ben 5 commissioni, compresa la Commissione terra dei fuochi, bonifiche, ecomafie.

(Se vuoi approfondire la notizia)

Aspetta che non è finita, ce n’è ancora uno da corrompere: il commissario.

Al fine di ottenere il rilascio del permesso a costruire – scrive il Procuratore della Repubblica Pierpaolo Filippelli -, Greco, per il tramite dell’Ing. Antonio Elefante, elargiva al commissario ad acta Maurizio Biondi (non se ne salva uno) la somma complessiva di euro 12.000 a fronte della quale otteneva l’adozione della determina commissariale di accoglimento del 13 aprile del 2016.

Dalle conversazioni intercettate emergeva che la somma consegnata da Greco all’Ing. Elefante, destinata a Biondi Maurizio, ammontava complessivamente a 20.000 euro, e che Elefante rimetteva al Biondi “solo” 12,000 euro, trattenendo per sé la differenza». Giustamente, il lavoro da intermediario è un lavoro onesto che va pagato.

Dulcis in fundo: l’Agenzia delle Entrate. L’abbiamo detto che non se ne salva uno.

Le indagini hanno consentito di accertare, altresì, che il Greco si era reso autore di altre attività corruttive nei confronti di funzionari dell’Agenzia delle Entrate, Colavecchia Vincenzo e Ciofalo Marcello, incaricati di seguire la verifica fiscale per l’anno 2012 presso la sua azienda (C.I.L. S.r.l.) , nonché di Campitiello Vincenzo, estraneo al settore verifiche in quanto incardinato presso l’ufficio legale della medesima Direzione provinciale, ma legato da pregressi rapporti personali con l’imprenditore Greco, al quale preannunciava la notizia della imminente verifica fiscale e che si adoperava per coordinare l’operato dei funzionari addetti alla suddetta verifica, risultata “infedele” in quanto non corrispondente alle evidenze contabili».

Per quale corrispettivo? I suddetti pubblici funzionari ricevevano da Greco Adolfo e Rega Angelina (moglie del Greco), che materialmente approntava la provvista, la somma in contanti di euro 30000 rinvenuta all’interno di una borsa “24 ore” del Campitiello e materialmente consegnata dal Greco Adolfo all’interno degli uffici della sua società.

Al Campitiello sono contestati anche reati di falso ideologico in atto pubblico, avendo attestato falsamente la sua presenza dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Campania, con sede di Napoli, nei giorni e nelle ore in cui in realtà si trovava presso la sede della CIL in Castellammare di Stabia».

«Le condotte ascritte a Casillo Mario, Iovino Gennaro e Passarelli Giuseppe, inerenti alla modifica della legge regionale n. 35/87 (PUT), sebbene ritenute sussistenti dal G.I.P., sono state qualificate reato di traffico di influenze illecite, fattispecie per la quale (come prevista all’epoca dei fatti) non è consentita l’emissione di misure cautelari».


Concludiamo che è meglio…

Alla luce di questo piccolo spaccato su come la Camorra, e le mafie in generale, abbiano occupato posti di potere al fine di spartirsi tutto ciò che c’è, la nostra riflessione è rivolta ai cittadini.

A tutti quelli che come noi non ne possono più di subire il puzzo del compromesso di questa enorme montagna di merda.

Questa riflessione va a loro,  perché a leggere i numeri con i quali ad esempio,  si è permesso ad Armando Cesaro, enfant prodige, oppure all’Antonio Pentangelo, di sedere tra gli scranni della politica, sono davvero scandalosi.

Solo per il Cesaro alle ultime elezioni regionali oltre 22 mila voti di preferenza per il  figlio dell’autista di Cutolo.

Ad osservare questo piccolo scorcio di sistema, ci si rende conto che cambierà davvero poco negli anni a venire, sembra quasi, come diceva nel discorso finale di radio Aut Aut nel giorno della morte di Peppino Impastato:


E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu niente


L’unica ed ultima risorsa è puntare sui giovani.

Far comprendere loro le conseguenze dello scegliere la parte sbagliata da cui stare.

Solo così si scardinerà la mentalità mafiosa non propria soltanto dei criminali, alla quale accennava Giovanni Falcone.

Il sistema ormai è troppo rodato e dalle stanze dei bottoni, contro le mafie, (quindi contro loro stessi), non vedremo nulla, se non operazioni di facciata.


Sembrerà che cambi tutto, affinché non cambi  nulla.


La lotta alla mafia, dovrebbe essere altro, per dirla con parole più autorevoli:

La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

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