Con la mafia neanche il caffè

“Con i mascalzoni neanche il caffè.”

Riflessioni sulle commissioni antimafia: dal Parlamento alla Commissione Anticamorra della Regione Campania.


Questo articolo è scritto dall’Associazione Ok Parliamone in collaborazione con Luigi Leonardi.


Queste le parole del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Con i mascalzoni neanche il caffè

Carlo Alberto Dalla Chiesa

Parole dal peso specifico incalcolabile in quella che è la guerra per antonomasia in una terra “bellissima e disgraziata”.

Una guerra che non ammette zone d’ombra, figurarsi il cosiddetto “fuoco amico”.

Le stanze dei bottoni


Eppure, nonostante esempi di uomini come #Falcone #Borsellino ed il Generale #DallaChiesa e le frasi ad effetto blaterate dai palchi nei giorni delle commemorazioni di mafia, sembra che quelle idee di giustizia, proprio quelle che  “continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini” in realtà non entrino mai nelle stanze delle istituzioni che hanno come vessillo la lotta alle mafie.

L’Italia, che in quanto a commemorazioni sterili sembra non avere rivali, si è dotata, dalla strage di Capaci, di organismi a tutela della tanto blaterata “lotta alle mafie”.

La matematica, si sa, non è un’opinione e allora, visto il tangibile dato dell’avanzare della conquista di territorio da parte della Camorra nella mia terra (Regione Campania), ci si chiede: com’è possibile che nonostante le fiaccolate, le manifestazioni e le bandierine al vento, questo tumore non dia segni di arretrare?

Le risposte sono proprio lì,  nelle stanze dei bottoni.

Le prime incoerenze del caso le ritroviamo proprio in quella sopravvalutata Commissione Parlamentare Antimafia.

Dotati di un minimo di conoscenza di quel mondo e di pazienza nello spulciare notizie e fatti sui costituenti della “COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL FENOMENO DELLE MAFIE E SULLE ALTRE ASSOCIAZIONI CRIMINALI, ANCHE STRANIERE”, abbiamo scoperto che dal 31 ottobre 2018, siede un Onorevole forse troppo poco onorato: Antonio Pentangelo, avvocato eletto tra le fila di Forza Italia.

Il nome di Pentangelo è un nome non nuovo nel mondo della lotta alle mafie, infatti è capitato all’onorevole di essere “al di là della barricata”. Infatti, l’Onorevole costituiva l’anello di congiunzione tra un clan camorristico di Castellammare di Stabia, un imprenditore indagato ed il deputato Luigi Cesaro detto “Giggino a Purpetta”.

Clicca qui se vuoi saperne di più da “Il Fatto Quotidiano”.

Tipiche condotte criminali che proprio non ci si aspetta di trovare in una Commissione parlamentare, che ha come vessillo e come obiettivo la lotta alle mafie. Ci si chiede come sia possibile che, per citarne uno per tutti, il Presidente Nicola Morra permetta anche solo la presenza tra gli scranni di quella Commissione di un uomo vicino a clan camorristici.

Il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Nicola Morra.

E chi ci assicura che queste situazioni dubbie non siano proprio delle strategie della criminalità organizzata?


Volendo essere più “provinciali” in questa ricerca, abbiamo scoperto che anche la Regione Campania è dotata di una “Commissione Anticamorra e beni confiscati”.

Passando in rassegna i vari componenti di questa Commissione (qui la lista completa),  abbiamo scoperto qualcosa di interessante e allarmante anche qui.

Anche il quelle stanze destinate alla lotta alle mafie con provvedimenti concreti contro la Camorra, siedono alcune persone che di quella lotta è probabile non ne hanno fatto certo una ragione di vita.

Ed allora, complice lo spirito di verità, abbiamo scoperto che in quella commissione siedono:

  1. Passariello Luciano, Forza Italia,  8.363 voti ottenuti: indagato dalla DDA di Cagliari per riciclaggio a favore dei Casalesi.
  2. Franco Moxedano, gruppo misto,  4.413 voti ottenuti: appartenente ad una famiglia di “mattonari” a Mugnano (area nord di Napoli). Il fratello Mario e suo figlio Raffaele sono stati arrestati dalla Procura di Catanzaro durante l’ultima campagna elettorale per aver “truccato” le partite della locale squadra di calcio. Non sosteniamo che anche Franco sia coinvolto senza avere prove, ma riteniamo che possa essere questa una situazione dubbia che ci auguriamo sia stata chiarita nella stessa Commissione.
  3. Pasquale Sommese, Gruppo Misto, Consigliere regionale della Campania dell’Ncd ed ex assessore al Turismo: coinvolto nell’inchiesta su appalti e tangenti della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Napoli è indicato come referente di due dei principali indagati. Si tratta di Guglielmo La Regina, amministratore della società Archicons S.r.l., e di Loredana Di Giovanni che, secondo gli inquirenti, sarebbe vicina al clan Zagaria e avrebbe avuto il compito di consegnare somme di denaro a titolo di “tangenti” a sindaci e funzionari di enti pubblici per ottenere l’assegnazione di appalti a “ditte amiche”.
    Questo è quanto emerge dal decreto di perquisizione firmato dai P.M. (Pubblico Ministero) della DDA di Napoli Maurizio Giordano, Gloria Sanseverino, Alessandro D’Alessio e Luigi Landolfi. I reati ipotizzati nei confronti dell’esponente politico corruzione e turbativa d’asta aggravati dall’aver agevolato un clan camorristico.
  4. Carlo Iannace, del gruppo “De Luca Presidente”, chirurgo di Avellino: imputato in un processo che riguarda il risarcimento di interventi estetici “spacciati” come oncologici.
  5. Ne ha fatto poi parte come presidente, dimessasi una volta indagata:
    Monica Paolino,  Forza Italia: indagata dalla Procura di Salerno per scambio elettorale politico-mafioso.

La “Rimborsopoli” della Campania


La richiesta è stata avanzata dalla Procura di Napoli tramite il P.M. Giancarlo Novelli e il Procuratore Aggiunto Alfonso D’Avino.
Tra gli otto consiglieri ed ex della Regione Campania che devono rispondere dell’ipotesi d’accusa di peculato, considerando soltanto coloro che dovrebbero occuparsi di lotta alle mafie troviamo: il consigliere Mario Casillo ed anche il Presidente della Commissione Carmine Mocerino.

Questi “eletti” rappresentano il 40% dei Consiglieri regionali Anticamorra: coloro che dovrebbero attuare tutte le iniziative per combattere il fenomeno Camorra in Campania.

Per approfondire la notizia.

Le notizie questa Commissione sulla lotta alla Camorra suonano piuttosto male, un po’ come affidare la gestione di un asilo all’ex Arcivescovo accusato di pedofilia Josef Wesolowski.


Commissione Campania: il bis


Ultima notizia che dovrebbe indurre ad una riflessione in merito alla tenuta morale ed etica che si richiede ad un uomo che  riveste un ruolo istituzionale di impegno nella lotta alle mafie è di pochi giorni fa.

Alle sette del mattino i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna (NA) hanno bussato alla porta dell’avvocato D’Avino Maria Luisa in esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal GIP (Giudice per le indagini preliminari) presso il Tribunale di Nola nei confronti di 15 persone. Sono ipotizzati i reati di corruzione, soppressione distruzione e occultamento di atti veri, falsità in atto pubblico, uso di valori di bollo contraffatti o alterati e truffa ai danni dello Stato. Robetta insomma.

L’avvocato D’Avino vive con suo marito. Nulla di strano, se non fosse che è moglie di Carmine Mocerino: già sindaco di Somma Vesuviana e attualmente, Consigliere regionale e presidente della Commissione Anticamorra della regione Campania.

Clicca qui per approfondire ala notizia.

“Ci son cascato di nuovo”, direbbe qualcuno.


Ma qual è il problema?


La giustizia, come ha confermato anche il Presidente Mocerino,  deve fare il suo corso, ma  l’equivoco in cui spesso si cade è:

“Quel politico era vicino ad un mafioso -> quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose -> però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto”.

Lasciamo, per adesso, da parte un approfondimento giuridico sulla condanna e sul proscioglimento, argomenti che spesso sono poco conosciuti e causano non pochi equivoci.

Il fatto è che questo discorso non vale!

Perché la magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Può dire: “beh, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica che mi consenta di dire quest’uomo è un mafioso o che ha commesso quel reato”. Questo è il punto.

Siccome, però, dalle indagini sono emersi fatti piuttosto dubbi, altri organi e altri poteri DEVONO intervenire: la politica, le organizzazioni disciplinari, i consigli comunali o quello che sia. Ci sono soggetti che devono immediatamente trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi, anche se non ci è arrivata la magistratura. Queste situazioni di ombra rendono un politico inaffidabile.

Per Borsellino quello della non condanna, non era un assioma, anzi era esattamente il contrario. Afferma, inoltre, che il ruolo della magistratura era specifico mentre al politica aveva maggiori poteri per potere espellere al suo interno i collusi e i contigui con la mafia.

Per Borsellino lo schermo della pronuncia giudiziale non regge in democrazia.

Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo.

Paolo Borsellino

Chiediamo, quindi…

Come cittadini, come giovani e come imprenditore contro le mafie che la politica prenda una seria posizione in tal senso.


Chiediamo alle Istituzioni nazionali e regionali; ai Presidenti di Partito; al Presidente Nicola Morra; al Presidente Vincenzo de Luca di fare in modo che tutti i sacrifici fatti fino a qui per le lotte contro le mafie non vadano in fumo.  

Chiediamo a questo Paese ed a questa politica chiediamo nei fatti, di scegliere da che parte stare e poi di starci davvero, ogni giorno e non solo il 23 maggio.

Il modo migliore per rendere viva la memoria dei sacrifici e del loro insegnamento sarebbe fare ognuno la propria parte di cittadino libero, affermando la legalità e difendendo i propri diritti e doveri, girare la testa, è un atteggiamento connivente.

Non possiamo commemorare tutte le vittime della lotta alla mafia ed allo stesso tempo permettere tali situazioni a dir poco fumose.


“La lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, che abituasse tutti a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

Paolo Borsellino.

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