“Aprite il cassetto a Palermo” Graviano

Graviano parla di “cassetti chiusi nella Procura di Palermo”, ma a cosa si riferisce?

Interrogato da Antonio Ingroia (avvocato di parte civile nel processo ” ‘Ndrangheta stragista a Reggio Calabria”), Graviano si lascia scappare delle dichiarazioni pesanti sulla Procura di Palermo dicendo aprite quei cassetti.

Sbotta e viene ammonito dalla Presidente Pastore: “40 anni di bugie che ci raccontate, non mi faccia parlare. Aprite quel cassetto e vedete che c’è.”

Quale cassetto? Graviano prima accenna ad un cassetto nella Procura di Palermo dove per 38 anni “hanno soggiornato” diverse verità. Infastidito dalle domande dell’Avv. Ingroia, si irrita sostenendo che dal processo a carico di suo padre ci si è fermati alle verità soltanto su di lui, non proseguendo le indagini su altre responsabilità.

Proprio per questo motivo accusa i magistrati di Palermo e sostiene che sia necessario far emergere “anche la verità su quello che avete nella Procura, qualche responsabile di qualche procuratore. Bisogna riscrivere la verità” e per fare questo continua “aprite il cassetto a Palermo”.

In sostanza, sostiene che su quel determinato processo, come in chissà quanti altri, ci si è fermati agli accertamenti sulle responsabilità di alcuni.

Accusa pesantemente i magistrati di non aver “esercitato la professione con tutti i crismi”.

A questo punto l’Avv. Ingroia risponde che “ci sono magistrati e magistrati”, ma questo che significa? Ammettiamo pubblicamente che alcuni magistrati non hanno svolto la loro professione correttamente?

Naturalmente ci si aspetta che nuovi approfondimenti su queste eventuali responsabilità vengano effettuati.

Parla anche del pentito Mandalà dopo aver affermato che “ci sono muri di gomma” in Procura.

Su Mandalà ricorda l’episodio in cui lo stesso, mentre raccontava “la verità su tutto”, decide di interrompere la sua collaborazione perché è stato minacciato. A questo punto è naturale chiedersi: da chi?

Alla luce del primo grado sulla Trattativa Stato-mafia, sul processo “Borsellino-quater” e sui processi attualmente in corso a carico dei poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo e dei magistrati Anna Maria Palma e Carmelo Petralia cosa dovremmo pensare sull’identità di questi soggetti che hanno minacciato un Collaboratore di giustizia?

Si può pensare che ci fossero degli interessi di alcuni uomini esterni a Cosa nostra nell’ostacolare la ricerca di queste verità.

Rimane il fatto che uno dei più grandi dubbi è proprio correlato a quella frase aprite il cassetto a Palermo. Ammessa la fondatezza e la verità della dichiarazione quanti di questi cassetti esistono?

La ricerca della verità continua, anche seguendo i processi attualmente in corso, ma queste verità del passato devono servire per essere vigili sul presente. Che cosa succede oggi?

Per ascoltare l’intervento di Graviano completo clicca qui.

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