I problemi dell’istruzione in Italia: con soluzioni.

Se vuoi sapere subito le soluzioni perché i problemi li sai già: vai fino al fondo!


Poca pratica e troppa teoria: non preparano alla vita reale!


La scuola italiana è basata su programmi antiquati e imbottiti come un tacchino: il tutto senza né ragione né effetti positivi.

Gli studenti sono spinti ad imparare soltanto delle nozioni, delle formule, dei concetti preconfezionati. Senza che vengano invogliati a ragionare, a scoprire, a capire come effettivamente funzioni il mondo in cui vivono.

Le lezioni sono una pioggia continua di concetti e cose da imparare a memoria per la verifica o l’interrogazione, perché bisogna correre e arrivare alla fine del programma.

Perché poi? Perché si fonda tutto su una grande menzogna.

Ci si è convinti che una volta arrivati alla fine del programma gli studenti sappiano tutto quello che è contenuto e via, siano pronti a spiccare il volo per migliorare questa società.

La realtà è che gli studenti quando escono da scuola non siano affatto pronti! Ci vuole più pratica! Per almeno due motivi.

Il primo è connesso all’apprendimento. Più le fasi dell’apprendimento si caratterizzano per la partecipazione degli studenti e forme di apprendimento attivo, più sarà semplice per loro assimilare e imparare nuove abilità e competenze in tempi minori.

Il secondo è connesso al dopo scuola. Uno studente che oltre avere una grande (si fa per dire) conoscenza teorica, ne ha anche una pratica sarà pronto per il mondo del lavoro. Perché se c’è una cosa sicura è che nessuno si ferma per aspettarti. E se la scuola non serve a prepararti a questo, a che serve?


I voti non servono a niente!


Il sistema dei voti non è effettivamente rappresentativo delle conoscenze e delle capacità degli studenti. Sono soltanto dei numeri che vorrebbero identificarsi con le conoscenze dello studente, ma non ci riescono, anzi…

Contribuisce a rendere gli studenti più insicuri e non è produttivo di effetti positivi sull’autostima.

Questo perché da un numero lo studente non sarà mai in grado di comprendere gli errori e soprattutto, non sarà in grado di comprendere la cosa fondamentale: come migliorarsi!

Il voto numerico vorrebbe esprimere le conoscenze dello studente e questo problema si collega con quello precedente. Conoscenze che sono collegate soltanto ad una teoria e a dei contenuti che a poco serviranno a chi studia. Ecco perché il voto non serve: non ha un’utilità connessa con le finalità del sistema scolastico. Non incentiva al miglioramento, perché non ne dà la possibilità di comprendere come poterlo fare. Non aiuta ad acquisire nuove competenze ed abilità.

Non prendiamoci in giro, lo studente non è stupido. Non ha bisogno del voto per sapere se sa o no qualcosa. Ha bisogno di chi lo guida e lo supporta e questo non può farlo un numero.

È ormai una soluzione arcaica che tende a livellare tutti gli studenti senza considerare effettivamente le capacità, attitudini e interessi degli stessi.

In più, il sistema dei voti comporta un altro effetto negativo: non è oggettivo e non considera lo studente quale persona dotata di interessi propri e proprie ambizioni.

Non sono capricci filosofici o teorie dell’utopismo, ma è così che dovrebbe essere il sistema istruzione.

Uno studente realizzato, felice, ambizioso e determinato oggi, sarà un cittadino realizzato, felice, ambizioso e determinato domani e solo così si possono cambiare le cose che non vanno. Gli studenti ci devono credere e non sarà certo un numero a spegnere le loro scintille.


Non insegna cosa serve!


Questo è un problema talmente palese e lampante che non c’è bisogno di spenderci troppe parole.

Inutile dircelo, a scuola non insegnano molte delle cose che chiedono pretendono (e che servono).

“Dovete studiare!!!”, si ma come si fa?

“Non vi ricordate niente!!!”, e grazie! Nessuno ci ha insegnato a memorizzare! Ma dobbiamo veramente dircelo che le tecniche di memorizzazione e lettura veloce DEVONO essere insegnate se si pretende che gli studenti ricordino le cose? E diciamola tutta, sono competenze che servono nella vita di tutti i giorni molto di più di altre.

Cara scuola, questi erano soltanto due esempi dei più lampanti. Gli studenti devono essere prima messi nelle condizioni di saper studiare e poi di imparare nuove competenze e abilità.


Gli insegnanti (alcuni) sono un problema!


Questo problema è fondamentale e si può riassumere e spiegare con una parola sola:

TRASMETTERE.

Gli insegnanti non sono dei ripetitori di concetti e degli sparatori seriali di numeri (i voti…). Devono essere trasmettitori di passione, di conoscenza, di abilità, di competenze e di VOGLIA.

L’insegnante è un ruolo fondamentale nella società.

In aula è l’unico che ha esperienze nella società in cui i giovani muovono i primi passi e non deve essere un riflesso della stessa, ma deve esserlo di una società migliore. Di ciò che potrebbe essere. Perché il lavoro dell’insegnante non è parlare ai giovani, ma parlare al futuro.


A 13 anni non si può dover scegliere il proprio futuro!


A quanti è capitato di pensare che la scelta delle superiori avvenga troppo presto?

Si tratta di una scelta che potrebbe cambiare il proprio futuro e che deve essere presa quando sia già presente un minimo di consapevolezza e idea su quale posto si vuole avere nel mondo.

Ma c’è un altro problema connesso alla scelta.

Noi vogliamo trattare questo problema considerando un altro effetto negativo di una scelta sbagliata di cui poco si parla.

Partiamo dal fatto che scegliere cosa fare dopo le medie è per molti un lancio di una moneta, una scelta fatta a caso e che molto spesso sarà seguita da innumerevoli aspettative tradite.

Sta qui il problema: lo studente che è messo troppo presto nelle condizioni di decidere cosa fare dopo le medie si sente sovraccaricato di responsabilità e aspettative (anche e soprattutto proprie) che non vuole deludere e puntualmente deluderà: ma non per colpa sua! Perché come poteva avere la consapevolezza di scegliere? Com’è possibile che siamo tutti consapevoli di questo e che allo stesso tempo non si intervenga?

La conseguenza? Demotivazione, mancanza di interesse, dispersione scolastica…


Ma non buttarti giù adesso!
I problemi ci sono, ma anche le soluzioni!


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