Savianesimo

Il Savianesimo: storie di figuracce di Saviano.


Compie ormai 14 anni il Savianesimo e gli adepti a questa setta si sono moltiplicati nel mondo in modo esponenziale, ma a che costo?
Il Savianesimo: storie di figuracce di Saviano è la nostra risposta.
Sono alte le bandierine dell’antimafia quando parla il vate, subito pronti a ripiegarle con cura e a riporle nei cassetti in attesa della prossima apparizione o della prossima commemorazione perché si vuole essere pronti. In prima fila come sempre.


Professione antimafia.


Roberto Saviano, martire dei giorni nostri (purtroppo), porta voce della legalità nel mondo (per adesso a New York) ed esempio (negativo) per i giovani. Che fortuna per il nostro Paese avere uno come Roberto Saviano, che non ha paura di dire quello che pensa, soprattutto sapendo di dire fesserie. Ci vuole coraggio, no? Come quelli che danno gli esami all’università, parlano come se fossero loro i professori e poi si stupiscono quando vengono bocciati. Ecco qui però è un po’ diverso, perché Saviano in realtà non viene bocciato, anzi. Promosso a pieni voti agli esami di Fazio e laureato con la lode all’università dell’antimafia.

E si, perché comunque per fare antimafia oggi bisogna essere titolati o quantomeno dei professionisti.
I più fortunati sono quelli con i cognomi importanti, quelli che il popolo (ndr scriviamo “popolo” perché nei salotti radical chic frequentati da Saviano probabilmente non comprendono il concetto di cittadino) ricollega immediatamente all’antimafia (quella vera). Peccato, però, che un cognome importante bisogna anche portarlo con onore.
Comunque poco importa, non è questo il caso di Roberto Saviano, lui rientra nella seconda categoria: quella dei professionisti. Ha creato un vero e proprio business intorno all’antimafia (la sua). Ha scritto il suo primo libro, Gomorra, a tavolino come progetto di marketing per la Mondadori. Erano seduti a un tavolo lui, Edoardo Brugnatelli (direttore della collana Strade Blu) e Helena Janeczek (scrittrice tedesca). Lo stesso Brugnatelli ha affermato “dalla collaborazione non solo nacque il testo come lo conosciamo adesso, ma anche il titolo”

Ovviamente non diciamo questo per screditare Roberto Saviano, anzi! Il suo segno distintivo, quello che più lo caratterizza, è emerso in questo libro (Gomorra)

Addirittura, la Suprema Corte di Cassazione lo ha riconosciuto e certificato, così nessuno potrà più dire che Roberto Saviano non abbia partecipato alla stesura di questa sua inchiesta, ah no volevo dire romanzo, di successo.
Ci riferiamo alla sentenza che ha condannato Saviano per plagio per aver riportato (copiato forse è meglio) degli articoli di giornale, scritti da chi sicuramente si assume più rischi di lui e ha meno protezione.
D’altronde, ci chiediamo come sia possibile pensare che un “libro d’inchiesta”, con dati denunce e fatti vissuti possa essere scritto da: un direttore di una collana della Mondadori, il cui interesse naturale è quello di vendere e fatturare essendo una Società per Azioni (per di più quotata in borsa), da una scrittrice tedesca che probabilmente di Camorra ne sa quanto Saviano stesso (di meno sarebbe impossibile) e da Roberto Saviano (di cui ora non aggiungo niente perché il bello deve ancora arrivare).


Partiamo dall’inizio: Saviano non è un giornalista e quando ci ha provato è finita maluccio.


A dirlo è Marco Demarco (ex direttore del Corriere del Mezzogiorno all’epoca in cui Roberto Saviano era collaboratore). Vogliamo riportare qui uno degli episodi che meglio rappresentano il “metodo Saviano”.
È uscito in uno degli articoli scritti da Roberto Saviano e poi è stato anche riportato nel libro Gomorra, quello del vestito di Angelina Jolie confezionato da un atelier della Camorra. Quando il direttore gli chiese come avesse fatto a saperlo, Roberto Saviano gli ha risposto che fu il sarto a dirglielo. Stop, tutto qua. Fantastico, devono essere dei pazzi i giornalisti che prima di scrivere una notizia ne verificano la fonte, una cosa da matti proprio. Perché spendere ore di tempo quando basta intervistare il sarto del quartiere (se ne esistono ancora)?

Il direttore Demarco conferma che sono state molte le smentite che sono giunte negli anni rispetto agli articoli scritti da Roberto Saviano.

Infatti, questo metodo contraddistingue Roberto Saviano. Proprio per Gomorra (il libro) è stato condannato due volte (ed altre volte ha rischiato). La prima per plagio, come abbiamo detto prima e la seconda per diffamazione.

Questa è bella, accomodatevi.

Ha scritto in Gomorra che l’imprenditore Vincenzo Boccolato fosse coinvolto in un clan della Camorra che gestisce un traffico di droga.
Non solo non ha mai fatto una denuncia o una segnalazione alle autorità in vita sua, ma quelle che ha fatto sono pure false. Ciliegina sulla torta? L’imprenditore Boccolato è pure residente all’estero. Questa uscita gli è costata 15.000 euro (anche alla Mondadori), ma per un vero professionista dell’antimafia che fattura uno o due milioni all’anno cosa vuoi che sia, sono i rischi del mestiere (“mestiere”).

Ah, be poi c’è questa delle mele del Trentino. Correva l’anno 2010 quando il Martire di Napoli ha parlato di indagini dei Carabinieri su collegamenti tra la ‘Ndrangheta calabrese e la raccolta delle mele nella Val di Non. Naturalmente, la Procura della Repubblica delega un militare del Ros di contattare Robertino il paladino per chiedergli maggiori informazioni in qualità di persona informata sui fatti, offrendogli la possibilità di rendersi finalmente utile alla giustizia e poter provare l’emozione di parlare di qualcosa vissuto realmente.
Niente, ha risposto che non ne sapeva assolutamente nulla e che ha fatto quelle dichiarazioni come “monito”. Monito.

Non vogliamo annoiarvi con altre storielle su Roberto Saviano e il suo metodo perché ci pare abbastanza chiaro, ma se proprio voleste passarvi dei minuti da brivido cercate pure che cosa ha combinato con la macchina di Giancarlo Siani (quel Giancarlo Siani), oppure con Giorgio Magliocca oppure di quella volta che Demarco (suo ex direttore come detto prima) ha dovuto scrivere un articolo per smentirlo (articolo intitolato: “Ecco dove Saviano ha scovato la falsa notizia su Benedetto Croce”).

Attenzione però, perché “se mettete in dubbio la mia credibilità, mi consegnate ai killer”. Ma quali killer? Quelli inventati? Killer che sono frutto della tua fantasia da scrittore? Perché altri, all’infuori di quella, non sono lì ad aspettare te. La verità è che l’unico problema nel mettere in dubbio la tua credibilità è che poi ti toccherà trovarti un lavoro. Vero.


Le minacce (hahahaha).


Crediamo che debbano darsi delle risposte ai contribuenti che vedono utilizzati i propri soldi pagando “la scorta” a Saviano. Semplificando al massimo, per chi non avesse voglia (e lo capirei…) di leggersi questa parte fino in fondo, possiamo dire che l’assegnazione della sua scorta si basa su: .
No, non è un errore di battitura o un problema di internet che non vi carica la pagina, si basa davvero sul niente (o quasi).
Insomma, è sotto scorta per delle telefonate mute (che io gradirei al posto di quelle dei call center) e di lettere anonime ricevute.
C’è chi riconduce questa necessità di protezione da una presentazione di Gomorra (libro) a Casal di Principe, in cui Saviano avrebbe ricevuto delle minacce. Il problema (piccolo eh) è che non ci sono documenti che lo provino. Anzi, cosa ancora più sublime, coloro che sono stati processati per queste minacce sono stati assolti.
Meraviglioso.
Come, però, Saviano (o almeno la sua storia) ci ha abituati è che non esiste il peggio al peggio.
Oltre a tutto ciò c’è da aggiungere che uno degli imputati (Antonio Iovine, mica uno qualunque…) avrebbe detto ai PM (pubblico ministero) non solo di non aver mai pensato di minacciare Saviano (Saviano chi?), ma addirittura di aver rimproverato il suo avvocato difensore (Avv. Michele Santonastaso) di aver dato troppa importanza a questo Saviano.

Mi sembra inutile dire che non dobbiate chiedere a noi il perché allora sia sotto scorta, anzi, ci uniamo a voi chiedendolo alle autorità competenti. Chiediamo anche, però, di non risponderci alla Saviano, ma con dei fatti.


I danni.


Crediamo che il Savianesimo produca dei danni enormi, soprattutto alle giovani generazioni che potrebbero pensare che l’antimafia sia quella. Noi (e come noi tanti altri prima) cercano di far arrivare il messaggio che l’antimafia più efficace sia quella dei gesti quotidiani, che possiamo (dobbiamo) fare tutti quanti. Non è quella degli eroi, dei paladini, perché questo non fa che alimentare l’idea sbagliata che l’antimafia sia affare di qualcun altro. La mafia, oltre che come fenomeno criminale, è anche una mentalità che soltanto noi possiamo estirpare. Siamo sicuri che prima o poi ce la faremo, perché per dirla con parole sicuramente più autorevoli delle nostre: “avrà anche una fine”.

Poi arriva Gomorra, in tutte le salse. Libro, film, serie. Ecco che lo scemo è quello che non si adegua, perché tanto o ci si adegua o si viene ammazzati. Il criminale è quello che nella vita ce l’ha fatta: ha i soldi. Il criminale è anche quello che non perde mai, in qualche modo ce la fa sempre.

Potrebbero (come hanno già fatto) obiettare che “se la mafia è questa, bisogna dire la verità”.

Voglio rispondere che c’è chi tutti i giorni dipinge la mafia per quella che è, senza addolcire la pillola, ma noi non abbiamo mai sentito di nessuno che è entrato in un negozio di parrucchieri a chiedere di fare “i capelli alla Totò Riina”. Abbiamo sentito di farli “alla Savastano” e questo si commenta da solo. Ora capite cosa stiamo dicendo, vero?


Il genio.


Restando in tema di buon esempio dato ai giovani, Roberto Saviano se n’è uscito con la genialata del secolo. Era (inspiegabilmente) al Festival del Cinema di Venezia nel 2019 quando se n’è uscito con una perla: legalizzare la cocaina.

Abbiamo scritto bene, cocaina vicino a legalizzare.

Andrebbe legalizzata, solo così si bloccherebbero i pozzi di petrolio delle organizzazioni criminali. La legalizzazione trasformerebbe l’economia mondiale: il narcotraffico di cocaina attraversa il mondo legale, gli dà forza, liquidità, rendere la sostanza legale cambierebbe le cose”. (Intervista a Repubblica).

Ma che idioti, perché non ci abbiamo pensato prima? Secondo un conto abbastanza rapido: disegno di legge presentato in Senato e approvato, il giorno dopo approvato alla Camera e il terzo giorno firmato dal Presidente della Repubblica. Spettacolare, in tre giorni abbiamo risolto il problema. Grazie Saviano, davvero.

Noi la mettiamo sul ridere, anche se qui l’unica cosa che fa ridere è quello che dice Saviano.

Non fa altro che dimostrare che non sa di cosa parla. Lui, paladino dell’antimafia, non ha provato ad azionare il cervello cercando di ipotizzare quali potrebbero essere gli effetti di una legalizzazione della cocaina?

Noi proviamo a elencarne solo quattro, anche se sicuramente sarebbero molti di più:

  1. Dove la vendiamo? In farmacia? Certo, è facile ipotizzare che si entrerebbe in farmacia a comprare una “dose” di cocaina quando c’è chi si vergogna a comprarci i preservativi. Al di là di questa battuta (…) è davvero ipotizzabile che un consumatore di cocaina entrerebbe tranquillamente in una farmacia (o qualunque altro posto), alla luce del sole, a comprare cocaina? Ah ecco, mi pareva.
  2. Anche chi non ha studiato economia arriverebbe a dire che è ovvio che se fosse lo stato a vendere la cocaina il prezzo sarebbe sicuramente maggiore di quello della criminalità organizzata. Quindi da chi si andrebbe a comprarla? Ah ecco, mi pareva.
  3. Possiamo ipotizzare che sia vendibile anche a chi ha meno di 18 anni? Direi di no, sarebbe già assurdo venderla a chi ne ha di più. Quindi da chi andrebbero a comprarla i minorenni? Ah ecco, mi pareva.
  4. Vogliamo parlare anche di tutti i costi indiretti di questa legalizzazione? Ha idea degli effetti che quella droga causano sul corpo umano o parla giusto per dare aria alla lingua?
    La sanità (già zoppa così) dovrebbe sopportare un incremento di cure nei confronti di chi farebbe uso di cocaina “perché legalizzata”.
    Non obiettatemi che “questa spesa c’è già” perché mi pare abbastanza ovvio, com’è ovvio che è fondata l’ipotesi che una legalizzazione comporterebbe un maggior uso di questa sostanza, perché? Semplice, messa sul mercato (anche se controllato dallo Stato) creerebbe un business, ci sarebbero attività commerciali economiche che inizierebbero a ruotarle intorno finalizzate ad una cosa: guadagnare, quindi facendo di tutto per sponsorizzare l’uso di cocaina. Ci si fa problemi a vendere auto inquinanti (caso Volkswagen *colpo di tosse*) o mandare avanti delle intere industrie che inquinano e rovinano salute e ambiente? Non credo.
    Al di là della sanità, vogliamo parlare anche degli effetti (più o meno) indiretti sulla criminalità?
    “Soprattutto gli eroinomani e cocainisti presentano rilevanti alterazioni della personalità, dequalificazione sociale, perdita di ogni remora e di ogni valore. Il rilievo criminologico di queste ultime categorie è intuitivo (ndr, non per Robertino il paladino): per procurarsi le sostanze stupefacenti sono disposti a tutto.”
    (Manuale di antropologia giuridica e criminologia, prof. Giorgio Licci).
    Specifichiamo per Roberto Saviano che con “tutto” si intende reati.

Non ditemi nemmeno che “tanto è legale l’alcool che crea comunque dipendenza e danni”. D’accordo, nulla di più vero, ma: andiamo a vedere prima di tutti qual è l’approccio che si ha nel consumo di alcool. Poi andiamo a vedere, in proporzione di quantità consumate, quali sono le probabilità e le statistiche dei danni causati dall’uso di alcool e di cocaina.

Queste alcune delle nostre argomentazioni, quelle di Saviano quali sono?

“La droga rimane il mercato dei mercati perché la vita non ci basta, la vita è orrenda. Perché sei infelice, non ti piace, sei solo, c’è sempre qualcosa che non va. Ti vogliono sempre più performante e la coca arriva e tutto questo te lo fa vivere con maggiore forza, allegria. Poi è una droga che attiva, non è l’eroina che ti disattiva dal mondo. E quindi è la sostanza delle sostanze “.

Roberto Saviano, intervista a repubblica.

Gliel’abbiamo anche impostata come una citazione seria, come farebbe Fazio probabilmente, che a Roby piace tanto sentirsi importante.


Conoscenze di Saviano: zero.
Professionalità di Saviano: zero.
Credibilità di Saviano: zero.
Ecco fatto il suo ultimo capolavoro: ZeroZeroZero.


Anche qui il metodo Saviano non si smentisce mai. Il suo ultimo (speriamo ultimo in tutti i sensi) libro riguarda i traffici di Cocaina. Ormai, inutile ripeterlo, il metodo Saviano lo conoscete già quindi andiamo subito al dunque.

Da un’inchiesta di Michael Moynihan (trovate l’articolo qui sotto) è emerso che (preparatevi a un déjà vu):

  1. Riporta notizie presenti paro paro nientepopodimeno che (rullino i tamburi) su Wikipedia. (Ridete pure, è il momento giusto). E dai Roby, potevi impegnarti un po’ di più. Credo che non si copi da Wikipedia nemmeno più alle medie.
  2. Alcuni passaggi sono copiati quasi letteralmente anche da Los Angeles Times, il St. Petersbourg Times, il giornale salvadoregno El Faro, alcuni saggi investigativi di Robert I. Friedman. Qui si è scatenato, non aveva mai usato così tante fonti tutte in un solo libro.

Consigliamo vivamente di leggere l’articolo scritto da Michael Moynihan, dove ha addirittura riportato parola per parola le parti copiate.
Lo trovate a questo link: https://www.thedailybeast.com/mafia-author-roberto-savianos-plagiarism-problem


Bellissimo, poi, come Saviano abbia reagito a queste accuse.
“Il metodo è la cronaca, il fine è la letteratura”.
Perfetto, ci ha servito la possibilità di far comprendere il perché noi critichiamo così tanto la sua attività: perché la verità è proprio il contrario.

Il mezzo è la letteratura e il fine è (lui vuole che sia e molti ci credono) la cronaca. Ecco perché un personaggio come Saviano è poco credibile, inutile (a livello di dibattito ovviamente), un prodotto di marketing, non attendibile (eccetera, eccetera, eccetera…).

Che continui pure a fare la sua attività, ma che si smetta di idolatrarlo come è stato fatto fino ad ora perché non ci pare sia normale attribuire l’importanza che viene riconosciuta a Saviano agli scrittori di romanzi (in ambiti al di fuori delle loro competenze o attività professionali, mi pare ovvio).

Che la smetta anche di parlare e scrivere di cose di cui non sa.

Soprattutto, però, che la smetta di dare il cattivo esempio ai giovani.

Vogliamo specificare che queste NON sono minacce, quindi Roberto fai sogni tranquilli. Non vorremo finire come quel ristoratore che gli ha detto di non tornare più nel suo locale che è stato additato da Saviano come autore di minacce. Roby, probabilmente non ti voleva nel suo locale e basta, alla fine è comprensibile no?

Infine, non veniteci a dire “almeno con lui si è parlato di questi temi”. Questa è una scusante che chi fino ad oggi lo ha posto su un piedistallo e finalmente lo ha visto per quello che (noi crediamo) è. Se si fosse d’accordo con questa mentalità allora potremmo dire anche che “dal crollo del ponte di Genova almeno si è parlato della cattiva manutenzione della strade italiane”? Non credo proprio.
Dobbiamo rassegnarci, non tutte le cose negative hanno un lato positivo. Possiamo metterci l’anima in pace perché questa è una di quelle.


Morale: cos’è un professionista dell’antimafia? Saviano. Sicuramente non avremmo scritto questo articolo e non ci saremmo “schierati” contro di lui se fin dall’inizio si fosse definito per quello che è: uno scrittore di romanzi.


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La foto usata come copertina di questo articolo è stata presa da ilprimatonazionale.it

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