La chiamavano Università

“Un ministro indagato, un massone e uno smemorato…”, la chiamavano Università.

Sembra l’inizio di una barzelletta, ma purtroppo parliamo della commemorazione per la strage di Capaci dello scorso 23 maggio organizzata dalle Università Siciliane in diretta streaming a cui sono stati invitati tutti gli studenti universitari d’Italia.

Mancava ormai poco al 23 maggio. Quest’anno si sarebbe finalmente ricordata la strage di Capaci senza commemorazioni, amici del giorno dopo e tante parole urlate da pulpiti improvvisati.

Sarebbe stato il primo anno in cui si sarebbe resa memoria a chi il 23 maggio di 28 anni fa ha perso la vita (sia in senso letterale, sia in senso metaforico) nel modo più corretto: con il silenzio di chi “ha perso il diritto di parlare“.

Invece no.

Venerdì 22 maggio arriva una mail dell’Università di Torino avente ad oggetto: “Università e mafie – evento online sabato 23 maggio”.


La chiamavano Università.

Incredibile, l’Università di Torino si è ricordata che esiste la mafia.

Eppure… c’è una cosa che non ci torna.

Il 1 novembre 2018 richiediamo all’Università di Torino, in particolare alla Scuola di Scienze Giuridiche, Politiche, Economico-Sociali a cui fa riferimento anche il Dipartimento di Giurisprudenza, di poter organizzare un incontro tra gli studenti e Giuseppe Costanza. Per chi non lo sapesse, Giuseppe Costanza era nella medesima auto del Giudice Falcone quando è saltata in aria ed è stato in quella stessa auto dal 1984. Era, infatti, l’autista giudiziario del Giudice Falcone. Argomento che potrebbe interessare ad uno studente di Giurisprudenza (e non solo), no?

Ci è stato risposto che “gli spazi possono essere assegnati solo alle associazioni studentesche riconosciute e registrate”. Ci hanno chiesto “chiarimenti” sull’associazione, da parte della Prof.ssa Ottoz, che puntualmente abbiamo dato.


La chiamavano Università.
Lo scambio di mail appena citato.

Da quel giorno tutto tace.

Abbiamo provato a chiedere ulteriori informazioni 10 giorni dopo, il 13 novembre e non abbiamo ricevuto risposta. Questo è l’interesse che l’Università ha nei confronti di questi temi e di associazioni che si propongono delle attività?


IN QUESTO ARTICOLO PARLEREMO SOLTANTO DI DUE DEI PERSONAGGI CITATI: “IL MINISTRO INDAGATO” E “IL MASSONE”
Per gli altri due personaggi usciranno degli articoli dedicati.
Vuoi sapere chi sono? Leggi questo articolo fino in fondo.


E poi d’improvviso la commemorazione del 23 maggio.

Come prima detto, arriva il 22 maggio la mail che invita gli studenti a partecipare alla commemorazione rigorosamente online per la strage di Capaci.

Incredibile, l’Università se n’è ricordata.

Arriva il 23 maggio, un sabato così come lo era nel 1992, la connessione è buona. Sono le 10.30, dovrebbe iniziare. Ecco che inizia.

Un ministro indagato.

Poche parole su questo personaggio. Si tratta dell’attuale Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi.
Entra in carica il 10 gennaio 2020 in barba dei “no politici indagati”, ormai ex motto del M5S, in quanto “pende un’accusa di falso come collaudatore delle case che Silvio Berlusconi fece costruire a L’Aquila. Dopo il rovinoso crollo di un balcone, la procura guidata all’epoca da Fausto Cardella mise sotto inchiesta, nel 2015, 37 persone, fra cui proprio Manfredi” (come riporta Il Tempo). Il Ministro si difende sostenendo che si tratta soltanto di una formalità, e naturalmente è informato che alla prescrizione (che da febbraio incombe) si può rinunciare, dimostrando sia di avere ragione ed essere innocente, sia che il M5S non è proprio morto e sepolto.


Il massone.

La videoconferenza si apre con un commosso Gianni Puglisi, attuale Rettore dell’Università degli studi di Enna che, in merito al Ministro Manfredi, ha speso dolci parole: “La politica che noi vogliamo” (ma noi chi?).

Noto esponente e sostenitore del “Grande Oriente d’Italia, nota “obbedienza massonica” costituita a Milano nel 1805.

Tanti misteri ed ombre ruotano intorno alla Massoneria, argomenti che tratteremo in futuri articoli, ma anche tante leggende.
Una delle caratteristiche più note e particolari è la segretezza, un’altra è la fratellanza: l’unione fraterna dei compagni.

Ci sono alcune cose, però, che sono note e una di queste è l’evidente interesse che le organizzazioni mafiose hanno per la Massoneria. Tant’è che sono numerose le inchieste che vedono collegamenti tra mafia e ‘Ndrangheta e Massoneria (proprio quella riconducibile al Grande Oriente d’Italia).

Interesse che probabilmente è dovuto alle caratteristiche della Massoneria: riunisce soltanto persone di un certo rango sociale, coinvolge numerose persone ricche di un territorio (in una Loggia), le attività sono segrete per definizione e tutti i componenti hanno ruoli chiave nella società. Tutti elementi che non possono non essere interessanti per le organizzazioni mafiose.

Infatti sono tanti i processi che ricollegano la mafia e la Massoneria e addirittura, c’è una persona che negli anni delle stragi del ’92 e del ’93 questi collegamenti li ha visti con i suoi occhi.

Giuliano Di Bernardo è stato in quegli anni il Gran Maestro (il vertice del Grande Oriente d’Italia) racconta che vi sono intere Logge (articolazioni territoriali della Massoneria) controllate dalla ‘Ndrangheta o comunque dalle organizzazioni criminali.

Questo lo racconta con i suoi occhi e qui potete vedere un’intervista in cui descrive nel dettaglio alcuni episodi vissuti quando ricopriva la carica di vertice della Massoneria.

Non ha soltanto raccontato quello che sa nelle interviste, lo ha fatto anche di fronte ai giudici, al processo‘Ndrangheta stragista“, ad esempio.



Dunque…

Le domande che ci siamo fatti sono tante.

Innanzitutto abbiamo pensato ai rischi che possono derivare dal fatto che una persona sia allo stesso tempo appartenente alla Massoneria e funzionario dello Stato. Ci pare abbastanza evidente che possa accadere che i due interessi potrebbero entrare in contrasto tra loro.
Chi appartiene alla Massoneria, stando a quanto ci risulta, è tenuto ad obbedire alla legge morale, ma di chi? Della Massoneria ovviamente. Gli interessi di un “muratore” non possono contrastare con quelli della Loggia a cui appartiene (e quindi della Massoneria), i quali coincidono con gli interessi e il benessere della comunità massonica, dei fratelli.
Ci pare abbastanza evidente che questa sia una situazione insostenibile. Chi ricopre una carica pubblica non deve essere vincolato ad altro che non sia l’interesse pubblico, al senso dello Stato e a doveri di adempiere alla propria funzione con disciplina e onore (articolo 54 della Costituzione).

Non dimentichiamo che “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione” (articolo 98 della Costituzione) e che con esclusivo si intende che non debbano essere al servizio nient’altro o nessun’altro.

Poi abbiamo provato a farci una domanda inerente proprio alla posizione di Gianni Puglisi. Non è pensabile che non sappia di questi collegamenti tra la Massoneria e la Mafia (li sappiamo persino noi…) e quindi come convive con questo? Come lo commenta? Negherà tutto oppure avrà una sua spiegazione che renderà ridicolo questo articolo?
Probabilmente siamo noi troppo dubbiosi, oppure ci facciamo troppe domande, ma quando sentiamo che “qualcosa” è così vicino alla Mafia non ci fidiamo per niente.
Naturalmente non stiamo diffamando o offendendo nessuno, stiamo soltanto riportando dei fatti che tutti possono verificare e sui cui ognuno formerà una propria idea. E’ chiaro che non tutte le Logge del Grande Oriente d’Italia sono controllate dalla mafia (si spera), come è chiaro che non tutti gli appartenenti della Massoneria (di qualunque altra) non sono mafiosi.

Questo, però, non significa che si possa negare che dei fatti esistano e che dei dubbi sorgano di conseguenza.

Infine, ci siamo chiesti come sia possibile che l’Università (almeno quella di Torino) non si sia posta le nostre stesse domande e non abbia trovato le nostre stesse risposte prima di aderire a capofitto a questa iniziativa, perché i nostri dubbi non finiscono qua e riguardano anche altri due personaggi pubblici, una presente a quella commemorazione e uno ad essa collegato: Maria Falcone e Giuseppe Ayala.
Non vorremmo dedicare più spazio di quanto abbiamo già fatto a persone che, a nostro avviso, non lo meritano.
Aggiungiamo soltanto due dati di fatto:

1) Giuseppe Costanza, che dal 1984 al 23 maggio 1992 ha seguito il Giudice Falcone in ogni suo passo non ricorda di averlo mai accompagnato a trovare la sorella (Maria Falcone) o di incontri che lo stesso avesse avuto con la sorella. Maria Falcone che magicamente appare dopo la morte del giudice, anche lei quale paladina dell’antimafia forte del proprio cognome. Ma a volte un cognome non basta.

2) Lo stesso Giuseppe Ayala, vicepresidente della Fondazione Falcone, è al centro di non poche polemiche. Com’è possibile che Maria Falcone, così attenta alla verità e alla giustizia non nutra dei dubbi nei confronti di Ayala visti i dati oggettivi (perché solo di questi noi parliamo) presenti?
Vogliamo tralasciare le diverse contraddizioni e assurdità che caratterizzano questo personaggio, come quando ha accusato Salvatore Borsellino di essere un Caino. Vogliamo mettervi qui la ricostruzione che le Agende Rosse (in particolare Angelo Gravaglia) hanno fatto sulla sparizione dell’Agenda Rossa.


Ricostruzione sulla sparizione dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino fatta dal Movimento Agende Rosse.


A questa domanda, però, è stato facile trovare una risposta.
Pare abbastanza logico che se l’Università (sempre con riferimento a Torino) non si è mai seriamente interessata di questi argomenti non possa avere la tanto nota e richiesta in ambito universitario agli studenti cognizione di causa.


Naturalmente i nostri articoli, così come i nostri interventi, sono finalizzati a smuovere qualcosa nel lettore. Se chiunque di chi è stato tirato in causa volesse dire la sua siamo a disposizione, come sempre.


Sarebbe tanto bello che l’Università ci smentisse con una sfilza di attività antimafia, di approfondimento, di studio e chissà cos’altro dedicate agli studenti.
Non vediamo l’ora di essere smentiti.


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