Manlio Leggieri

La Pinerolo delle stranezze.

La Pinerolo delle stranezze attraverso un’intervista su debiti fuori bilancio, insoliti affidamenti diretti del Comune, la “Pinerolo 2” e uno strano fallimento.

Abbiamo intervistato il Dott. Manlio Leggieri, laureato in Fisica, ex Dirigente di svariate aziende ed ex Assessore al bilancio ed al patrimonio del Comune di Pinerolo per soli 10 mesi nell’attuale Giunta (Salvai).

L’intervista è divisa in due parti. La seguente prima parte è sulla sua esperienza da Assessore ed ai suoi punti di vista su alcuni temi.
Abbiamo portato alla sua attenzione alcune “stranezze di Pinerolo”: il caso dei debiti fuori bilancio, il caso dei 45 affidamenti diretti effettuati dal Comune di Pinerolo nei confronti di una singola impresa, il caso (celeberrimo ormai) del Turk (la cosiddetta Pinerolo 2″) e il caso della Agess S.p.A..
A seguito di questo articolo “La Pinerolo delle stranezze.” non perdete il prossimo, che è la seconda parte dell’intervista, in cui si parlerà della Massoneria a Pinerolo.


Per un breve periodo è stato assessore a Pinerolo. Com’è andata questa esperienza?


“Assolutamente interessante. Mi era già capitato di lavorare negli uffici amministrativi di alcuni comuni toscani e laziali, quando avevo preparato un modello di riclassificazione di bilancio a livello nazionale per l’ANCI (ndr Associazione Nazionale Comuni Italiani). Ma qui ho potuto impostare alcune azioni che da consulente non era possibile implementare.

Come il Metodo Kaizen. Si tratta di snellimento del lavoro partendo dal basso (credo che sul muro della sala consiliare si possa ancora vedere la lavagnona che si usava per l’evidenziazione grafica della sequenza delle operazioni da snellire).

Come il lavoro per squadre interdivisionali, sia per l’individuazione del nuovo software dell’amministrazione, sia per il cosiddetto “pool anti-evasione”.

Ho cercato di far parlare di più i dirigenti fra di loro, coinvolgendoli in team su obiettivi. Ma devo purtroppo constatare che è estremamente difficile scrostare una mentalità basata sull’autodifesa del privilegio attraverso l’invenzione financo di un linguaggio per iniziati: il burocratese. E così tanti, molti politici si adeguano al piccolo cabotaggio quotidiano, lasciandosi coinvolgere da questa ragnatela di “vista la legge…, visto il comma del…”. Dimenticandosi, però, del vero obiettivo politico del loro mandato, scritto nero su bianco sul programma elettorale, che poi diventa programma di mandato e che infine si perde per strada per inerzia, per i tanti, troppi ostacoli che vengono frapposti.


Eppure, anche in una piccola cittadina come Pinerolo gli stipendi dei dirigenti sono del tutto appetibili. Oserei dire al disopra delle retribuzioni in ambito privato: dagli 80 mila euro/anno circa (vedi tabella, la si trova sul sito del Comune di Pinerolo) a cui si deve aggiungere la parte variabile (che così variabile non è). Mica male, no?


Dati pubblici verificabili cliccando qui.

Ma costoro, spesso legati a un doppio filo di scambi di favori con qualche politico di lungo corso, sono i veri gestori di molti enti pubblici. I quali, a loro volta, hanno paura di sostituirli, proprio perché temono di non essere in grado di gestirli, anche e soprattutto per la mancanza di competenza.

Faccio un esempio: una volta esistevano le scuole di partito, avendo avuto una lunga militanza giovanile nel PCI (ndr Partito Comunista Italiano), ricordo le mitiche scuole di Faggetto Lario e delle Frattocchie. Ora cosa rimane? Basta fare un giro sul sito Rousseau del M5S per scoprire che pochissimi fra consiglieri comunali e amministratori locali hanno seguito le lezioni online sul bilancio degli enti o sul TUEL (ndr Testo Unico Enti Locali). Nati imparati, verrebbe da dire.


È stato un periodo piuttosto breve considerando che il mandato della Giunta è normalmente di 5 anni. A cosa sono dovute queste dimissioni?


“Ho ricoperto la carica di Assessore per circa 10 mesi. Non facevo parte della “squadra” presentata dal Sindaco durante la campagna elettorale. Solo dopo molte insistenze ho accettato l’incarico.


Forse avrei dovuto informarmi meglio sulla coesione e appartenenza politica degli altri amministratori. Ad oggi mi pare che solo un assessore e alcuni, ma non tutti, i consiglieri siano iscritti al M5S. Spero davvero di sbagliarmi e di essere smentito. Credo, con il mio operato, di aver dato “fastidio” a molti, sia politici che dirigenti, nonché a quelli che contano a Pinerolo.


Fortunatamente non vivo e non ho mai vissuto di politica. Sono diventato dirigente d’azienda a 34 anni; credo che il rimborso che percepivo come assessore, circa 1000 euro al mese, non sia stato nemmeno sufficiente a ripagare tutte le spese da me sostenute (benzina, pasti, assicurazione, scatto dell’aliquota di tassazione, ecc). La mia cultura calvinista mi aveva indotto a “restituire” i doni che mi sono stati dati: non tutti amano riceverli.”


Viste le sue competenze professionali, come commenta il “problema” dei debiti fuori bilancio del Comune di Pinerolo del 2015? Per chi non è del mestiere, che cosa significa lasciare un debito fuori dal bilancio e per quali ragioni potrebbe essere fatto?


“I debiti fuori Bilancio non sono un’eccezione né sempre debbono essere visti con un’accezione negativa, tanto è vero che sono previsti e disciplinati dall’art. 194 del TUEL (Testo Unico Enti Locali, la Treccani dell’amministrazione pubblica).


I motivi per cui si possono generare sono svariati. Per esempio: una sentenza sfavorevole di un Tribunale su un fatto precedente all’esercizio in corso, oppure per coprire di disavanzi di altre istituzioni partecipate dall’Ente pubblico.

Nel caso di Pinerolo le spese accertate riguardavano l’acquisizione di beni e servizi, in violazione degli obblighi di cui ai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 191, nei limiti degli accertati e dimostrati utilità ed arricchimento per l’Ente.

Cosa vuol dire: che effettivamente erano stati acquistati dei servizi (nel caso specifico di manutenzione elettrica), ma non inseriti nel bilancio dell’anno in corso, ma in quelli precedente/i (si trattava di spese relative, addirittura, a un periodo triennale). Appare chiaro che un Ente non può mettere a bilancio dell’anno in corso dei costi per servizi già erogati precedentemente. Questo significherebbe ratificare l’insana pratica, molto utilizzata, di effettuare debiti senza copertura finanziaria.


L’art 191 del TUEL giustamente impone “Gli enti locali possono effettuare spese solo se sussiste l’impegno contabile registrato sul competente programma del bilancio di previsione e l’attestazione della copertura finanziaria”.
Per sanare situazioni che dovrebbero essere eccezionali, la legge fornisce una scappatoia tramite il TUEL. Cioè posso inserire queste spese nel Bilancio dell’anno in corso (tramite un’apposita procedura di riconoscimento di questi debiti da parte del Consiglio Comunale) se dimostro che c’è o c’è stata “utilità ed arricchimento per l’ente. Questo riconoscimento deve essere fatto dal Consiglio Comunale che deve anche verificare se l’ammontare del debito può essere coperto da avanzi di amministrazione o altro, comunque senza intaccare quanto previsto dal Bilancio di Previsione.  Se l’“utilità ed arricchimento per l’ente” non viene dimostrata, il debito passa in capo al dirigente che lo ha generato e che lo deve risarcire in solido.

Non intendo commentare un’operazione che ormai considero chiusa, anche con l’intervento della Corte dei Conti regionale. Però, non è ancora stata data una spiegazione ai cittadini su CHI e PERCHÉ. E questo, a mio parere, è politicamente strano. Salvo che, come ha scritto un politico locale: “Aprire il comune “come una scatoletta di tonno” va bene se sei all’opposizione, ma se amministri e trovi il tonno marcio, te lo mangi tu e non chi è venuto prima di te”.


Risulta che nel suo periodo da Assessore ha scoperto che nel 2015 il Comune ha effettuato 45 affidamenti diretti per un importo di 231.000 euro (circa). Ci può spiegare, se c’è, dove si trova l’anomalia? Gli affidamenti diretti sono stati effettuati nei confronti del medesimo destinatario?


“Dopo tre o quattro giorni che ero stato nominato, chiesi la lista degli affidamenti diretti (cioè lavori affidati senza bando e sotto la soglia dei 40 mila euro). E’ la prima cosa da fare per un assessore al Bilancio, non l’ho certo inventato io. Nel Programma elettorale del M5S di Pinerolo, a pag. 10 si legge testualmente: trasparenza assoluta su ogni assegnazione diretta di lavori pubblici di importo inferiore a 40.000 €, che dovranno vedere coinvolte, a rotazione, tutte le imprese presenti sul territorio, tenendo sempre saldi criteri di valutazione della qualità delle opere eseguite.”


C’erano delle anomalie e ne chiesi conto al dirigente del reparto interessato. Saltarono fuori 45 affidamenti consecutivi alla stessa società, ovviamente tutti al disotto della soglia dei 40 mila euro, per un totale vicino a quello che lei ha dichiarato.

La spiegazione addotta fu l’urgenza dei lavori commissionati. Ma non era sufficiente a spiegare l’accaduto, anche perché, approfondendo, si evidenziarono parecchi lavori di routine, assolutamente non urgenti.

Il Codice degli Appalti vieta espressamente l’affido di lavori alla stessa ditta per oltre tre volte consecutive (Principio di Rotazione, D. Lgs. n. 50/2016). Qualcosa non andava.
Peggio fu quando la situazione si ripresentò a fine anno.
Un dirigente si presentò in Giunta, in fase di chiusura del Bilancio d’Esercizio, con più di 100 mila euro di “extra”, spacciando la cosa come “prassi consolidata” (sic!).

Le decisioni da prendere, e non prese, determinarono poi quel calo di fiducia politica che mi portarono a rimettere nelle mani del Sindaco le deleghe che mi erano state affidate.

Dopo mesi dalle mie dimissioni, fu portata in Consiglio, e approvata all’unanimità, una delibera per Debiti fuori Bilancio per un totale di 146 mila euro, tremila in più di quelli da me accertati. (Qui potete leggere un articolo su questo). La restante parte era entrata a far parte del Bilancio dell’Esercizio in corso. CHI aveva per anni autorizzato questa prassi e PERCHÉ’?


Non sappiamo in quanti siano effettivamente a conoscenza del fallimento della Agess. Può spiegare di che cosa si tratta?


“Semplificando al massimo, AGESS S.p.A., a capitale prevalentemente pubblico ma con una marginale partecipazione privata, era una società che nasceva con i migliori obiettivi: sostenere e aumentare l’occupazione giovanile, soprattutto in Val Pellice.

Questo all’inizio: da subito tutti i Comuni, ma anche la Comunità Montana e la Provincia, riempirono questo calderone con attività di difficile gestione, praticamente tutte in perdita. Un albergo ristorante a Villar Pellice, la gestione dei palazzetti del Ghiaccio di Torre Pellice e Torino, il museo della Pietra a Villa Olanda di Luserna S. Giovanni (edificio di proprietà della Tavola Valdese), la Cantina Sociale di Bricherasio ed altri. Insomma, un minestrone multidisciplinare che da subito sembrava solo e soltanto un poltronificio e una fucina di voti.

Due esempi:
1) nel contratto risultava che i dirigenti potevano mangiare gratis al ristorante di Villar Pellice: con loro si attovagliarono i familiari, ma non solo. Mica si poteva farli pasteggiare in solitudine.
2) Visto l’andazzo, dopo neanche sei mesi la Presidente si dimise e iniziò una girandola di presidenti: quattro in cinque anni di vita. Un record assoluto.

E così finì come non poteva non finire: dopo neanche 5 anni ne fu decretato il fallimento. Con punte comiche come quando l’allora Presidente della Comunità Montana, principale azionista, in un’intervista del 5 ottobre 2005 a un giornalista di Repubblica ha dichiarato senza vergognarsi: “Fino a marzo pensavamo che andasse tutto bene, ci siamo fidati di chi gestiva”!
Può anche essere, ma se l’Amministratore di una mia società la fa fallire per 10 milioni, minimo lo denuncio. Per AGESS i cittadini stanno ancora aspettando la denuncia.

La storia è molto triste e lunga: a mio parere, è il frutto del consociativismo che ha comandato in Val Pellice per decenni, della mancata rotazione della classe dirigente, che si è sentita impunita e impunibile, del pressapochismo professionale e dell’arroganza spocchiosa di molti, di troppi, del consociativismo politico del “cane non mangia cane””


Com’è possibile che in un territorio così circoscritto come le nostre valli, siano “spariti” 10 milioni di euro dei contribuenti?


“È una domanda che mi pongo anch’io, dopo aver studiato centinaia e centinaia di pagine. Un solo esempio: fra il 2003 e il 2004 il fatturato è calato del 28%, passando da 1,8 a 1,3 milioni di euro, e il costo del personale è aumentato del 63%! In un solo anno, il 2004, sono riusciti a generare una perdita di bilancio di 1,3 milioni. Il fatturato calava e AGESS assumeva, arrivando ad avere 180 dipendenti! Cos’era AGESS se non un poltronificio?


Si è dato il giusto peso alla notizia o è passata troppo in sordina?


“Nel pinerolese nessun politico vuole parlare o sentire parlare di questi fatti. Anche perché, appena più in là, la stessa cosa si è ripetuta con ASSOT (Agenzia per lo sviluppo del sud-ovest torinese). Altro “buco” da 1,4 milioni di euro finito in Tribunale (Qui potete avere maggior informazioni).

Basta dire che quando abbiamo chiesto ai Comuni delle sale per organizzare delle serate di dibattito pubblico sulla vicenda AGESS, quasi sempre ce le siamo viste rifiutare, sia in Val Pellice che in Val Chisone. Perché?

Ah, dimenticavo: quanti cittadini sia della Val Pellice che della Val Chisone sanno che ancora adesso, con le nostre tasse, stiamo pagando un mutuo di 1,3 milioni di euro, ultimo strascico dei debiti AGESS? E che l’unico Sindaco che ha presentato un esposto in merito è quello di Villar Perosa, Ventre?”


Se è informato sul caso del Turk di Pinerolo, come commenta la situazione? C’è chi vuole costruirci un complesso residenziale, ma una parte della cittadinanza si oppone a pugno duro (noi ricordiamo la battaglia portata avanti dall’associazione Rita Atria). Potrebbero esserci degli interessi della Massoneria o altri tipi di interessi che possiamo definire “grigi” dietro?


“Da assessore ho partecipato solo marginalmente a discussioni sul Turk, anche perché non rientrava nelle deleghe di mia competenza. So quello che vedo e leggo: che i rischi di infiltrazione ci siano, è palese. Ma la domanda che i pinerolesi dovrebbero porsi, a mio parere, è “cui prodest”, a chi giova? A chi servono più di 800 vani a Pinerolo, che si dice abbia duemila immobili vuoti? Ma, soprattutto, con che piano di città? Quale Pinerolo si vuole costruire per i prossimi 10, 20 anni? La cavalleria, in ogni suo aspetto, c’entra ancora o è finita, sia come immagine della città che come motore trainante dell’economia? Quale altro disegno si vuole costruire per il futuro della città? Nel Programma del M5S già citato si parlava di “identità mai trovata. Appunto: qual è questa identità? E se c’è, dov’è?”


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