Piera Aiello

Piera Aiello e i quattro moschettieri.

Abbiamo chiesto a Luigi Leonardi, imprenditore e denunciante, che cosa ne pensasse della dichiarazione che Piera Aiello (deputata M5S) ha fatto ad un Convegno. Ecco cosa ci ha detto:

<<Non ho il minimo dubbio che la “metafora molto infelice” utilizzata al convegno per la “Tutela del territorio e corretto utilizzo dei beni confiscati, lotta alle mafie” dalla Deputata Piera Aiello (M5S) fosse mossa da un pathos provocato da un percorso esistenziale difficile piuttosto che da “ignoranza” sull’argomento.

La Deputata in quota 5 Stelle ha speso più di una battaglia durante la sua vita a tutela dei pentiti e dei Testimoni di giustizia.

L’oggetto della sua infelice metafora è stato un paragone tra i Testimoni di giustizia e le circa 15-17 milioni di vittime dell’Olocausto sterminate dalle autorità della Germania nazista e i loro alleati nei campi di stermino.

Esseri umani “indesiderati”, eliminati con dinamiche che purtroppo tutti conosciamo, trattandosi di una delle “catastrofi” più dolorose dell’intera umanità.

Il paragone di Piera Aiello, e cito integramente, è il seguente:
“I DEPORTATI DEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO DI AUSCHWITZ SONO STATI MOLTO PIÙ FORTUNATI DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA, IN QUANTO LORO VENIVANO UCCISI SUBITO, INVECE I TESTIMONI MUOIONO UN PO’ ALLA VOLTA…”.


Video da Corriere della sera

Come dicevo, questa dichiarazione è stata fatta in un Convegno che, tra l’altro, era stato organizzato per ricordare Domenico Beneventano. Politico eletto Consigliere comunale ad Ottaviano (NA) nelle liste del PCI per due volte consecutive, nel 1975 e nel 1980.
Al centro del suo impegno politico, la lotta alla Camorra e alle infiltrazioni nelle amministrazioni locali negli anni dell’indiscusso feudo di Raffaele Cutolo e della sua NCO.

Le sue denunce e la sua intransigenza ne hanno fatto un personaggio scomodo. Così, la mattina del 7 novembre 1980 viene ucciso in un agguato camorristico.

L’11 Luglio del 2020, giorno del convegno, avrebbe compiuto 72 anni.

Ed proprio in questo giorno che al Castello Mediceo di Ottaviano (bene confiscato al boss della camorra Raffaele Cutolo) è stato ricordato nel modo più vergognoso di tutti.

Al convegno hanno aderito note sigle del terzo settore ed esponenti del mondo antimafia. Fra questi l’Onorevole Piera Aiello e i testimoni di giustizia Luigi Coppola (campano), Ignazio Cutrò (calabrese), e Pino Masciari (siciliano).

In quella giornata commemorativa, con scarsa partecipazione della cittadinanza, l’attenzione è stata focalizzata sulla presentazione di un nuovo gruppo di, e cito, “quattro moschettieri dell’antimafia”. Cioè Piera, Luigi, Ignazio e Pino.

Spadaccini che combatteranno da nord a sud la Criminalità organizzata e lotteranno per la tutela dei diritti dei pentiti e dei Testimoni.
Ma andiamo per ordine.

D’Artagnan.

Piera Aiello. Nel 1985 da diciottenne fu costretta a sposare Nicola Atria, figlio del mafioso partannese Vito Atria.

Tralasciando qui l’infelice dichiarazione riportata prima, aggiungo che ha sottolineato come in realtà si senta molto più Testimone che Onorevole.

E questo le ha permesso di sottolineare che, nonostante il suo essere Deputata e quindi rappresentante dello Stato, e nonostante sia membro della Commissione parlamentare antimafia con delega su Testimoni e Collaboratori, in realtà lo Stato, e soprattutto la Commissione parlamentare antimafia, non servano poi a tanto.

Ha continuato a sostenere questa teoria, supportata a sua detta dai fatti, affermando in maniera gravissima (a mio avviso), che “lo Stato ha fallito”. Lo Stato è quello che in realtà crea, tra burocrazia, ritardi giudiziari, ed incapacità di interpretare le esigenze delle vittime, la vera ingiustizia italiana.

Devo ammettere che ascoltare un’Onorevole Piera Aiello, rappresentante dello Stato, criticare aspramente lo Stato che lei stessa rappresenta e prenderne solo verbalmente le distanze sia a dir poco disdicevole.

Ma dopo la metafora sui deportati questo è comunque in discesa.

Athos.

Luigi Coppola. In relazione alle dichiarazioni rese agli organi inquirenti su un clan di Boscoreale, responsabile di reati di usura ed estorsione perpetrati ai suoi danni è stato ammesso ad un programma di protezione con i familiari e trasferito in una località protetta.

Coppola, quindi, da Testimone campano non ha perso occasione per sottolineare che lo Stato lo/li abbia abbandonati. Ha inoltre aggiunto che è lo Stato quello che realmente li uccide.

Anche in questo caso, solo per dovere di cronaca, mi sembra doveroso riportare un piccolo stralcio di un Interrogazione a risposta orale in Commissione antimafia n. 5-06031 che tratta proprio del Coppola.

“Dalla dettagliata ricostruzione dei fatti emerge che il Coppola, durante il programma di protezione effettuato dapprima in località protetta e poi – su sua richiesta – nella località di origine, ha beneficiato di tutte le misure previste dalla legge sui testimoni di giustizia. Ottenendo (oltre le misure di assistenza «ordinarie») la «capitalizzazione» nella misura massima e, successivamente, un ulteriore contributo straordinario, finalizzato a permettergli il reinserimento lavorativo anche in un diverso contesto ambientale.

Voglio, inoltre, precisare che all’esito dell’audizione dell’interessato tenuta il 5 agosto 2010, la Commissione ha corrisposto in suo favore un ulteriore contributo straordinario, finalizzato all’affitto di un’abitazione per il periodo di un anno. Tale contributo, di fatto, si è tradotto nel pagamento, per un identico periodo, della struttura ricettiva ove il testimone aveva scelto di rimanere, avendo rifiutato ogni soluzione abitativa non ritenendola confacente alle sue esigenze.”

Clicca qui per leggere il documento completo.

Porthos.

Il microfono è passato al testimone di Bivona Ignazio Cutrò, che con un profilo simile al Coppola, ha ribadito l’assenza e l’ingiustizia dello stato nei loro/suoi confronti. Nonostante, anche in questo caso, tutto il riconosciuto in termini di reinserimento socio-economico e di protezione.

Dopo aver snocciolato più volte il suo mantra “in culo alla mafia”, il microfono è passato poi all’ultimo moschettiere.

Aramis.

Pino Masciari. Imprenditore edile calabrese, sottoposto dal 18 ottobre 1997, assieme alla moglie e ai due figli, ad un programma speciale di protezione per aver denunciato la ’Ndrangheta e le sue collusioni politiche.

Alle elezioni politiche del 2018 è candidato al Senato della Repubblica nel collegio uninominale di Settimo Torinese per il Movimento 5 Stelle e non eletto. Ma il copione non è cambiato. Nonostante, come per gli altri due paladini, lo Stato non solo li protegge con tanto di blindata e scorta, (pur essendosi allontanato dal paese di origine), ma ha dato loro la possibilità di reinserimento socio-economico.

Alla luce delle dichiarazioni mi sembra davvero ingiusto il mantra: “lo stato ci ha abbandonati”.
E mi sembra ingiusto sia per il fatto che lo Stato paghi lo stipendio all’Onorevole Piera Aiello. Ma anche perché, per onor di cronaca, va ricordato che due dei quattro moschettieri sono stati assunti nella Pubblica amministrazione.

Questo grazie ad una legge nazionale, ma poi utilizzata dalla Regione Siciliana per riconoscere il diritto all’assunzione obbligatoria dei Testimoni di giustizia.

Molti Testimoni di giustizia e denuncianti non hanno ricevuto nemmeno il 5% di quanto i moschettieri presenti al Convegno abbiano ricevuto da quello stesso Stato che oggi rinnegano e condannano.

La cosa strana ed incoerente sta nel fatto che in occasione sia della mia nomina per il premio Joe Petrosino, (insieme al Procuratore Nicola Gratteri), sia per la candidatura del comitato etico Italia di banca etica, sia per il Premio Borsellino;

il Cutrò ed il Coppola abbiano trovato il tempo di telefonare gli organizzatori, indicando che il sottoscritto rientrava nei pentiti.

Ed essendo questi condannabili in quanto delinquenti, gli organizzatori avrebbero dovuto porre più attenzioni nel conferirmi premi.

Al netto di ogni polemica mi sarei aspettato in questo Convegno molta più attenzione sul soggetto della commemorazione. Ponendo l’attenzione sulle responsabilità della popolazione. Anche con un excursus storico della famosa NCO di Cutolo, ma tutto questo non è avvenuto

Così come non si è fatto cenno all’argomento del Convegno, “Tutela del territorio, corretto utilizzo dei beni confiscati, lotta alle mafie”.

In questo auto celebrativo convegno l’unico messaggio è stato quello che da oggi in poi Piera, Luigi, Ingazio e Pino saranno in prima linea a risolvere i problemi delle vittime di mafia. Una conferenza stampa insomma.

Lo faranno girando le scuole italiane con il jingle uno per tutti e tutti per nessuno.

A detta loro combatteranno il fenomeno mafia. Questo senza aver saputo risolvere nemmeno il 10% dei loro problemi. (Stando a quanto si legge dal profilo FB del Cutrò e del Coppola).
Spesso le parole feriscono e quelle della Deputata Piera Aiello sono parole forti, ma che di certo non hanno una matrice negativa.

Evito qualsiasi altro commento all’affermazione del Masciari che, ridendo alla metafora dell’Onorevole Piera Aiello, ha mimato un tatuaggio che si sarebbe fatto sull’avambraccio come i deportati. Con il numero della sua pratica da testimone…

Personalmente, trovo deplorevole, deprecabile, condannabile, miserevole il fatto che ci siano Testimoni, pentiti e denuncianti che non godono degli stessi diritti. E trovo inaccettabile che lo story telling dei presenti sia incoerente rispetto all’aiuto che abbiano ricevuto dallo Stato.

Aiuto che è di gran lunga più soddisfacente rispetto ad altri, ai quali nemmeno un’adeguata tutela è garantita.
Sono sicuro che le intenzioni fossero delle migliori. Ma credo si debbano fare più fatti e meno proclama.>>


Aggiungiamo che la deputata Piera Aiello ha rilasciato delle dichiarazioni a seguito di quella frase infelice che puoi leggere cliccando qui.

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